Cari lettori del blog di lingua tedesca, italiana e ladina dovete sapere che nel SudTirolo odierno, ed in particolare in città come Laives al giorno d’oggi i veri problemi non sono il traffico (Laives è attraversata dalla statale, che affumica e contribuisce a peggiorare la qualità dell’aria), la crisi economica o che, viste certe posizioni del PDL cui si può anche leggere in rete, in futuro venga ampliato l’aereoporto a San Giacomo…
No… niente di tutto questo… Per alcuni “laivesotti” il problema è che alla festa della consacrazione della chiesetta posta sulla collina del Peterköfele che sovrasta la città (ed è presente nello stemma), sia stato esposto (su suolo privato ta l’altro) soltanto la bandiera tirolese bianco rossa (che ricordiamo rappresenta tutti i tirolesi di lingua tedesca, italiana e ladina).
Non so perchè, ma quando due settimane fa quando c’è stata la festa per gli 80 anni degli alpini nessuno si è lamentato per la gran quantità di tricolori presenti in città… dov’era invece la NOSTRA bandiera, la bandiera della nostra terra tirolese?
Riportiamo qui un’estratto dell’articolo del “Alto Adige” di Martedì 22 Ottobre:
Domenica in occasione dell’anniversario della consacrazione della chiesa cittadina. Protesta un nostro lettore
«Peterköfele, la festa senza il tricolore»
Il parroco: bandiera biancorossa sul pennone. Il sindaco: il Comune non c’entra
LAIVES. Domenica festa per l’anniversario della consacrazione della nuova chiesa cittadina. Sulla sommità della Peterköfele sventolava la bandiera biancorossa. G.P., nostro lettore, ha scritto per esternare «stupore ed indignazione: non c’era traccia della bandiera italiana».
«Mi sono chiesto perché – scrive G.P. – e mi sono ricordato che era la festa per l’anniversario di consacrazione della nuova chiesa, chiesa di tutti. Mi chiedo, e chiedo alle autorità ecclesiastiche e politiche, se la bandiera biancorossa non dovrebbe essere abbinata a quella italiana, o i cittadini di lingua italiana non appartengono a questa comunità?
La chiesetta Peterköfele è emblema e simbolo di Laives e quindi mi meraviglio anche del parroco che in certe occasioni fa esporre sul campanile solo la bandiera biancorossa e non ho mai visto il tricolore. Ma la chiesa non dovrebbe unire nella religione tutte le etnie e non incoraggiare queste separazioni? Sono indignato per queste manifestazioni di parte che non tengono conto dei diritti di tutti i cittadini e delle leggi vigenti: o si mettono tutte le bandiere oppure nessuna». In merito all’episodio di domenica, Don Jako Willeit, parroco di Laives, spiega che in realtà la bandiera sul Peterköfele non sventolava sulla chiesetta ma da un pennone che si trova lì accanto. «Quel pennone non è neppure proprietà della parrocchia, che perciò non ha alcuna responsabilità».
In merito a chi possa avere innalzato la bandiera su quel pennone, neppure il sindaco Polonioli ha idea: «Non so cosa sia successo e chi abbia montato la bandiera della quale parla il signor G.P. Quello che posso garantire è che il Comune non c’entra in questo caso e non mi risulta vi sia qualche regolamento in merito all’utilizzo del pennone o che serva per questo una specifica autorizzazione, come è invece per l’uso dello stemma comunale».
Qualcuno dovrebbe dire al signor G.P. che per la legge italiana, esporre soltanto la bandiera biancorossa del Tirolo non è un’illecito. Oppure secondo il signor G.P. dovremmo vergognarci delle nostre radici, della nostra storia e delle nostre tradizioni? Forse il personaggio in questione rimpiange i tempi del Duce quando con con la forza e la violenza vietarono l’utilizzo del termine Tirolo e cercarono di cancellare la nostra identità?
A questo proposito riportiamo qui un’estratto dell’attuale legislazione:
Le bandiere delle Comunità delle minoranze linguistiche storiche in Italia
La legge n. 482 del 15 dicembre 1999 Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 297 del 20 dicembre 1999), riconosce l’esistenza di dodici minoranze linguistiche definite storiche e ne ammette a tutela le rispettive lingue:
| « In attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. » | |
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(Comma n. 1 dell’articolo n. 2 della legge n. 482 del 15 dicembre 1999 Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 297 del 20 dicembre 1999))
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Alcune delle lingue minoritarie riconosciute dalla legge n. 482/1999 avevano già ricevuto in precedenza riconoscimenti mediante leggi statali (la lingua tedesca e la lingua ladina in Trentino-Alto Adige, la lingua slovena in Friuli-Venezia Giulia, la lingua francese in Valle d’Aosta) o leggi regionali (la lingua friulana in Friuli-Venezia Giulia, la lingua sarda in Sardegna).
Inoltre, la Sentenza della Corte Costituzionale nº 189/1987 del 20-21 maggio 1987 ha sancito che l’esposizione delle bandiere delle minoranze etniche non costituisce un illecito. Le bandiere delle minoranze sono bandiere di pace che rappresentano in modo chiaro ed evidente la possibilità di espressione delle stesse. Ha ricordato che le bandiere delle minoranze sono state esposte in diversi comuni in occasione di manifestazioni, senza che le stesse abbiano destato preoccupazione.



Il campanile che spunta dalle acque del bacino artificiale di Resia rischia di crollare. Alcune crepe sono comparse sull’intonaco di uno dei simboli dell’Alto Adige.