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I veri problemi di Laives-Leifers: manca il tricolore alla festa del Peterköfele

Ottobre 22, 2009

Cari lettori del blog di lingua tedesca, italiana e ladina dovete sapere che nel SudTirolo odierno, ed in particolare in città come Laives al giorno d’oggi i veri problemi non sono il traffico (Laives è attraversata dalla statale, che affumica e contribuisce a peggiorare la qualità dell’aria), la crisi economica o che, viste certe posizioni del PDL cui si può anche leggere in rete, in futuro venga ampliato l’aereoporto a San Giacomo

No… niente di tutto questo… Per alcuni “laivesotti” il problema è che alla festa della consacrazione della chiesetta posta sulla collina del Peterköfele che sovrasta la città (ed è presente nello stemma), sia stato esposto (su suolo privato ta l’altro) soltanto la bandiera tirolese bianco rossa (che ricordiamo rappresenta tutti i tirolesi di lingua tedesca, italiana e ladina).

Non so perchè, ma quando due settimane fa quando c’è stata la festa per gli 80 anni degli alpini nessuno si è lamentato per la gran quantità di tricolori presenti in città… dov’era invece la NOSTRA bandiera, la bandiera della nostra terra tirolese?

Riportiamo qui un’estratto dell’articolo del “Alto Adige” di Martedì 22 Ottobre:

Domenica in occasione dell’anniversario della consacrazione della chiesa cittadina. Protesta un nostro lettore 
 
«Peterköfele, la festa senza il tricolore» 
 
Il parroco: bandiera biancorossa sul pennone. Il sindaco: il Comune non c’entra  
   
LAIVES. Domenica festa per l’anniversario della consacrazione della nuova chiesa cittadina. Sulla sommità della Peterköfele sventolava la bandiera biancorossa. G.P., nostro lettore, ha scritto per esternare «stupore ed indignazione: non c’era traccia della bandiera italiana».

«Mi sono chiesto perché – scrive G.P. – e mi sono ricordato che era la festa per l’anniversario di consacrazione della nuova chiesa, chiesa di tutti. Mi chiedo, e chiedo alle autorità ecclesiastiche e politiche, se la bandiera biancorossa non dovrebbe essere abbinata a quella italiana, o i cittadini di lingua italiana non appartengono a questa comunità?

La chiesetta Peterköfele è emblema e simbolo di Laives e quindi mi meraviglio anche del parroco che in certe occasioni fa esporre sul campanile solo la bandiera biancorossa e non ho mai visto il tricolore. Ma la chiesa non dovrebbe unire nella religione tutte le etnie e non incoraggiare queste separazioni? Sono indignato per queste manifestazioni di parte che non tengono conto dei diritti di tutti i cittadini e delle leggi vigenti: o si mettono tutte le bandiere oppure nessuna». In merito all’episodio di domenica, Don Jako Willeit, parroco di Laives, spiega che in realtà la bandiera sul Peterköfele non sventolava sulla chiesetta ma da un pennone che si trova lì accanto. «Quel pennone non è neppure proprietà della parrocchia, che perciò non ha alcuna responsabilità».
 In merito a chi possa avere innalzato la bandiera su quel pennone, neppure il sindaco Polonioli ha idea: «Non so cosa sia successo e chi abbia montato la bandiera della quale parla il signor G.P. Quello che posso garantire è che il Comune non c’entra in questo caso e non mi risulta vi sia qualche regolamento in merito all’utilizzo del pennone o che serva per questo una specifica autorizzazione, come è invece per l’uso dello stemma comunale».

Qualcuno dovrebbe dire al signor G.P. che per la legge italiana, esporre soltanto la bandiera biancorossa del Tirolo non è un’illecito.  Oppure secondo il signor G.P. dovremmo vergognarci delle nostre radici, della nostra storia e delle nostre tradizioni? Forse il personaggio in questione rimpiange i tempi del Duce quando con con la forza e la violenza vietarono l’utilizzo del termine Tirolo e cercarono di cancellare la nostra identità?

A questo proposito riportiamo qui un’estratto dell’attuale legislazione:

Le bandiere delle Comunità delle minoranze linguistiche storiche in Italia

La legge n. 482 del 15 dicembre 1999 Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 297 del 20 dicembre 1999), riconosce l’esistenza di dodici minoranze linguistiche definite storiche e ne ammette a tutela le rispettive lingue:

  « In attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. »
 
(Comma n. 1 dell’articolo n. 2 della legge n. 482 del 15 dicembre 1999 Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 297 del 20 dicembre 1999))

Alcune delle lingue minoritarie riconosciute dalla legge n. 482/1999 avevano già ricevuto in precedenza riconoscimenti mediante leggi statali (la lingua tedesca e la lingua ladina in Trentino-Alto Adige, la lingua slovena in Friuli-Venezia Giulia, la lingua francese in Valle d’Aosta) o leggi regionali (la lingua friulana in Friuli-Venezia Giulia, la lingua sarda in Sardegna).

Inoltre, la Sentenza della Corte Costituzionale nº 189/1987 del 20-21 maggio 1987 ha sancito che l’esposizione delle bandiere delle minoranze etniche non costituisce un illecito. Le bandiere delle minoranze sono bandiere di pace che rappresentano in modo chiaro ed evidente la possibilità di espressione delle stesse. Ha ricordato che le bandiere delle minoranze sono state esposte in diversi comuni in occasione di manifestazioni, senza che le stesse abbiano destato preoccupazione.

Carfagna: un flop la visita a Bolzano

Ottobre 16, 2008

Si stiamo proprio parlando di lei, la “ministra” per le pari opportunità, quella che in passato ci ha regalato vari calendari senza veli e che, tempo fa, si domandava “Come fa una donna a vendere il proprio corpo?”. Ce lo chiediamo anche noi.

Dovete sapere, cari lettori da fuori provincia e regione, che il 26 Ottobre si voterà per rinnovare i due consigli provinciali di Bolzano e Trento (che assieme formano il consiglio regionale).  Di fatto le due provincie autonome sono come due entità distinte, visto che le liste della provincia di Bolzano sono differenti da quelle di Trento.

Ieri sera, in una serata veramente calda (ma soltanto dal punto di vista metereologico) la ministra Carfagna è arrivata a Bolzano per supportare la lista del PDL con capolista Michaela Biancofiore (si quella che era a fianco di Berlusconi che alzava il dito medio, eletta in Campania e che adesso per nostra sfortuna, è tornata).

In una piazza semi-deserta, con meno di 300 persone, la ministra si è esibita in uno show alquanto pietoso confermando ancora una volta che chi viene da Roma non ha la minima idea della situazione sudtirolese.

Pubblichiamo qui alcune chicche:

«Pari opportunità — attacca — non significa dare agli omosessuali la possibilità di sposarsi o approvare le odiose quote rosa. Pari opportunità significa agevolare le donne sul lavoro, significa avere gli stessi servizi al nord e al sud e significa anche che gli italiani dell’Alto Adige devono avere le stesse opportunità di lavoro dei tedeschi. Adesso siete discriminati ma noi vi libereremo. Michaela avrà tutto il mio sostegno per l’istituzione di questa commissione d’inchiesta. Non fidatevi di chi vi ha ingannato per anni, i signori della sinistra sono molto bravi a convincervi. Noi vi promettiamo la libertà, loro sono un carrozzone clientelare »

Non notate qualcosa di strano? Ma come, cara ministra Carfagna, dice che vuole che tutti siano liberi e non vuole permettere a due persone dello stesso sesso, che magari è una vita che stanno assieme, di non regolarizzare la loro posizione con un’unione civile?

Il ministro Mara Carfagna in unimmagine di repertorio

Il ministro Mara Carfagna in un'immagine di repertorio

Quindi cari italiani di Bolzano che vi sentite discriminati, non preoccupatevi, la Carfagna vi salverà :-)

Le perle di saggezza del PDL: “Scuola, Provincia e SVP si fanno dettare i programmi dalla CGIL”

Settembre 30, 2008

Ed eccoci a parlare nuovamente dell’ennesima “perla” di saggezza dell’Onorevole campana Biancofiore:

Da VB33 del 30 Settembre 2008:

Nonostante i proclami “fuori dai blocchi “ a Roma e che qui si perdono in azioni in controtendenza , la Provincia e il partito di maggioranza assoluto che la sostiene , continuano ad avere il cuore che batte a sinistra o comunque ancora indelebilmente condizionato dalle sinistre.Lo fa sapere l’on Michalea Biancofiore FI-PDL spiegando che il no alla maggior parte dei provvedimenti contenuti nella riforma Gelmini non è soltanto politicamente miope perché va contro la volontà delle famiglie rilevata in ogni sondaggio nazionale e anche dalla raccolta firme avviata da Forza Italia-PDL , ma è sostanzialmente grave perché conferma l’avversione della Provincia ai provvedimenti posti in essere dal governo Berlusconi .
Provincia ed SVP sposano le tesi della CGIL dalla quale sembra che prendano ordini forse per favorire elettoralmente il PD in vista di una riedizione dell’alleanza , infruttifera per tutte le comunità altoatesine , quella italiana in testa.
La riforma Gelmini ,continua Biancofiore ,è stata lodata ieri addirittura dal capo dello Stato Giogio Napolitano , che ne ha apprezzato i risvolti di serietà , rigore e reintroduzione del merito anche attraverso la riduzione degli insegnanti
Solo la Provincia autonoma di Bolzano , si ostina a differenziarsi per il puro inutile gusto demagogico e simbolico- che nulla ha a che vedere con l’interesse del cittadino , di essere cosa altra rispetto al resto d’Italia,conclude la parlamentare azzurra.

Quindi per l’onorevole Michaela Biancofiore eletta in Campania, impedire sciagurati tagli alla scuola significa farsi dettare il programma dalla CGIL.

Qualcuno poi potrebbe spiegarci perchè se una riforma viene lodata dal capo dello Stato dev’essere per forza una buona riforma?

Ovviamente l’Onorevole Biancofiore dimentica di dire che grazie alla “riforma” (rigorosamente tra virgolette) dell’Avvocato Gelmini sparirà il tempo pieno (indispensabile per le famiglie dove entrambi i genitori lavorano, e che ormai visto il costo della vita sono la maggioranza) e  si tornerà al passato introducendo il maestro unico, oltre ai già citati tagli dei dipendenti della pubblica aministrazione.

Complimenti al PDL!

Purtroppo per loro e per la Biancofiore, l’autonomia ci mette al riparo dalle sciagurata riforma scolastica della Gelmini.